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Apne@ In Your Mind: uno studio preliminare su attacchi di panico, sintomi fisici e fattori cognitivo-emotivi negli apneisti.

Cosa ci svelano gli apneisti sugli attacchi di panico e sul loro equilibrio psicologico, in esperienze dove corpo e mente vengono messi alla prova?

Immergersi sott’acqua trattenendo il respiro non è solo una sfida fisica: è anche un viaggio dentro di sé, dove il corpo e la mente devono lavorare in perfetta armonia. L’apnea, infatti, espone l’apneista a sensazioni molto intense: la carenza d’aria, l’aumento della frequenza cardiaca, le tensioni muscolari. Per molte persone, proprio queste sensazioni possono diventare la scintilla che innesca ansia o persino attacchi di panico. Ma per chi pratica apnea in modo regolare succede questo?

Perché è interessante

Considerata la ben nota relazione tra attacchi di panico, funzione respiratoria e aumentata sensibilità all’anidride carbonica, lo studio sugli apneisti rappresenta un’interessante opportunità di ricerca. Durante le immersioni, infatti, questi atleti si espongono a un incremento dell’anidride carbonica dovuto all’apnea e a modificazioni di altri parametri fisiologici, come la frequenza cardiaca e la temperatura corporea. Questa condizione offre un contesto naturale che può contribuire ad approfondire la comprensione della fisiopatologia del panico e ad esplorare possibili approcci terapeutici per le persone che ne soffrono.

La nostra ricerca

Cosa accade, dunque, a chi pratica apnea quando sperimenta quei cambiamenti fisiologici che, nelle persone vulnerabili, possono condurre ad attacchi di panico o addirittura a un disturbo vero e proprio?

Da questa domanda è nato Apne@ In Your Mind, uno studio preliminare che ha coinvolto un gruppo di apneisti italiani della Apnea Academy. L’obiettivo era semplice ma ambizioso: indagare se, e in quale misura, questa comunità sperimenti attacchi di panico, quanti presentino il disturbo di panico e quanti invece riferiscano sintomi sottosoglia nella quotidianità. Per raccogliere queste informazioni è stato chiesto agli apneisti di compilare un questionario online anonimo diffuso durante l’ European Dive Show, la più importante manifestazione espositiva europea interamente dedicata al mondo della subacquea. Oltre alla presenza di sintomi di panico, abbiamo valutato anche le reazioni emotive a sensazioni respiratorie e fisiche come vertigini, percezione di calore e tachicardia, nonché la possibile paura o evitamento di situazioni fobiche (ad esempio luoghi affollati o chiusi), comunemente osservati nel disturbo di panico. Infine, abbiamo analizzato le caratteristiche cognitivo-emotive, i tratti di personalità e gli atteggiamenti degli apneisti, al fine di delinearne un profilo psicologico più completo.

Cosa è emerso

50 (92,6%) apneisti hanno compilato almeno una parte del questionario. Considerando i 42 partecipanti per i quali erano disponibili dati specifici sul panico, è emerso che nessuno soddisfaceva i criteri per una diagnosi attuale o passata di un possibile disturbo di panico. Tuttavia, 4 apneisti (9,5%; tutti uomini) hanno dichiarato di aver avuto, nel corso della vita, attacchi di panico inattesi, mentre 11 (26,2%; 10 uomini, pari al 91%) hanno riferito di aver sperimentato attacchi di panico attesi o episodi di ansia acuta, senza però arrivare a soddisfare i criteri per una possibile diagnosi di panico. Questi dati rivelano comunque una prevalenza inferiori a quella della popolazione generale.

Guardando più da vicino i 36 partecipanti che hanno completato tutto il questionario, emerge un profilo psicologico piuttosto equilibrato riportando una personalità stabile, bassa tendenza ad annoiarsi, impulsività moderata, alta capacità di tollerare l’incertezza, resilienza nella norma, una moderata consapevolezza delle sensazioni corporee e una discreta attenzione alle sensazioni interne del corpo. Inoltre, gli apneisti inclusi nello studio hanno mostrato una bassa tendenza ad avere fobie e hanno riportato un disagio minimo nel percepire sintomi sia respiratori che fisici generale, nella vita quotidiana, mostrando un diverso profilo rispetto alla popolazione clinica.

Infine, il confronto tra chi non aveva mai sperimentato alcun tipo di attacco (24 persone) e chi invece aveva avuto episodi di panico o ansia (12 persone) non ha mostrato differenze significative nelle principali variabili prese in esame.

Questi risultati suggeriscono che gli apneisti siano in grado di tollerare e interpretare in modo adeguato i segnali provenienti dal corpo, senza lasciarsene sopraffare, a differenza di quanto accade nelle persone con disturbo di panico.

Uno sguardo al futuro

Naturalmente, questo è solo uno studio preliminare, ma apre prospettive interessanti. L’apnea potrebbe essere vista non solo come disciplina sportiva, ma anche come un’esperienza capace di rafforzare la resilienza psicologica e migliorare il rapporto con il proprio corpo, in particolare in chi soffre di attacchi di panico o del vero e proprio disturbo, rappresentando una sorta di “palestra mentale” oltre che fisica.